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La Storia

ESTRATTO DALLA “BREVE STORIA DI TERZO” DI GIOVANNI DELUIGI

1882: si decide “la formazione di un nuovo pozzo comunale, in via Nuova”. Prima c’era “una sola fontana pubblica, impotente a soddisfare l’esigenza dei conterrazzani”. Lo stesso anno si decide “la costruzione della strada obbligatoria Terzo-Montabone”.
1884: diamo, con fatica “una quota concorso per la costruzione della ferrovia Acqui-Nizza-Asti”. Doveva passare nella Valle Bogliona, ma qualcuno ci mise lo zampino.

1887: concorriamo alla costruzione del ponte sull’Erro;

1888: chiediamo alla “Società Ferroviaria Mediterranea che voglia mantenere una guardia ad hoc al passaggio a livello per i Ronchetti e all’altro per la Costa, chiusi mezz’ora e talvolta intere ore mediante lucchetti e catenacci a chiave. Di qui tafferugli e confusioni, con pericoli e danni”.

1890: “esperimento tassa sul bestiame”, riuscitissimo! Vengono nominati “a vita maestri elementari il sig. Baldizzone Pietro e Monticelli Apollonia”. Si istituisce il Peso Pubblico e lo Scalo merci a piccola velocità.

1891: sono nominati l’Ufficiale Sanitario e la Levatrice. Il Comune cresce, diventa moderno, velocemente incontro al secolo ventesimo.

1892: franano le  Rocche “occupando la provinciale e oltre i due terzi dell’alveo del Bormida”. Fiere proteste “perchè la Provincia va troppo a rilento nel far sgomberare la strada e, peggio, intasa maggiormente il fiume”. E’ ultimata e consegnata la strada d’accesso alla Stazione.

1893: “la fontana pubblica della Cappelletta vien ceduta a Moretti Giuseppe in cambio di un nuovo pozzo”.

1894: spese straordinarie “per il combattimento dell’invasione del colera”.

1896: costruito ossario al cimitero.

1897: “acquisto casa fratelli Severino per uso edificio scolastico” e, successivamente per uffici Comunali. Si tratta dell’attuale palazzo Comunale, con torretta, fino al 1850 proprietà di madama Carolina Caviglia, nata De Alessandri. Precedentemente aule scolastiche e Municipio erano situati nell’attuale casa Rapetti, vicino alla chiesa di Sant’Antonio.

1898: si parla per la prima volta del Registro di Popolazione. E’ venduta la vecchia casa per le scuole, per avere i fondi onde adattare le nuove.

1900: il nuovo secolo si apre con “l’aggiunta d’una corsa sulla linea Cairo-Savona.

1901: si decide di costruire il Peso Pubblico alla Stazione, vicino alla casa della famiglia Manildo.

1904: si decide la costruzione di un binario morto. Castel Boglione e Acqui (con il 35%),  Terzo (con il 20%), Montabone (con il 10%) stanziano L. 25.000 per una nuova strada della Bogliona che sbocchi alla Stazione. La precedente sboccava in regione Foce.

1905: laboriosamente si decide l’ampliamento del Cimitero di 500 mq. Si finirà nel 1916. Ma nel 1925 sarà quadruplicato.

1907: il Comune contribuisce con L. 50 al Consorzio Strada Costa. Fa istanza al Re e alla Provincia per un nuovo ponte sulla Bormida. Il ponte fu poi costruito con la collaborazione di prigionieri austriaci, durante la prima guerra mondiale. Per il riempimento fu scavata, in regione Domini, la  Fonda.

1908: si delibera la costruzione di una latrina pubblica. Si mette una pompa (con grande ruota volano) al pozzo comunale, poi integrata da un motorino elettrico nel 1961.

1909: gli alunni delle elementari superano i 90, ripetenti aiutando.

1910: nasce il Consorzio Valle-Doti. Il Comune contribuisce con L. 15 annue. Viene costruito un ponte in legno con pilastri di pietra sul Bogliona, al Quartino.

1911: nasce il Consorzio Galli-Bosio. Si delibera l’illuminazione del paese, “bisogno sentito dalla popolazione, reclamato dalla civiltà moderna, soddisfatto da tutti i Comuni del circondario”. La prima notte illuminata fu passata in piedi, tripudianti.

1913: viene istituita la scuola elementare di regione Serra. Gli abitanti sono 1446. Gli insegnanti diventano quattro. E’ deliberata una variante per la strada Costa, onde evitare il passaggio a livello.

1916: la Prefettura riduce l’illuminazione “a 10 fanali”. La tassa famiglia, ora e fino al 1929, è detta  “fuocatico”, legata ai fuochi accendibili in casa.

1918: terminata la 1^ guerra mondiale, Terzo acclama cittadino onorario il Presidente degli Stati Uniti, Wodrow Wilson.

1921: è chiesta la 4^ elementare; c’è il calmiere; c’è la spagnola, o “febbre tifoidea”. Nasce il Consorzio Ronchetti. Sorge il monumento ai Caduti in guerra. Si afferma il Fascismo. Il Circolo Ricreativo è costretto a chiudere.

1925: rovinosa grandinata e conseguente sgravio delle imposte.

1926: aderiamo al Consorzio Agrario Provinciale. Il Sindaco ora si chiama Podestà.

1927: Il Ministro della Pubblica Istruzione muta la toponomastica locale.

Trionfa il Fascismo. Scoppia la 2^ guerra mondiale. I giovani partono per i diversi fronti. Con la nascita della Resistenza Terzo è coinvolto nella lotta partigiana, subisce rastrellamenti da parte dei nazi-fascisti; il ponte sulla Bormida viene prima bombardato, poi reso definitivamente impraticabile con cariche esplosive. Morto il parroco don Del Buono, giunge il giovane don Luigi Savio che, con l’aiuto della popolazione, progetta e costruisce un campo sportivo davanti alla canonica, suscitando sospetti nei rappresentanti della Repubblica di Salò, che temono si voglia costruire un campo di atterraggio per i velivoli dei nemici Alleati.
Terminata la guerra i Terzesi chiedono di tornare autonomi. Il 20/8/1947 un decreto del  Capo Provvisorio dello Stato (pubblicato l’11/11/1947 ed entrato in vigore il giorno successivo) ricostituisce Terzo in Comune. Acqui restituisce due sole ceste, scarse, di documenti. Il nuovo Consiglio Comunale, eletto il 19 settembre, si raduna il 25/9/1948 e dà presto avvio a numerosi lavori pubblici.

1949: variante alla strada comunale Bogliona.

1950: varianti alla strada Terzo - Montabone per agevolare il percorso alla corriera della linea Acqui - Montabone da poco istituita. Sono, così, abbattuti l’olmo antico e la cappelletta all’ingresso del capoluogo, all’angolo della casa Garbarino.

1951: Terzo protesta, con altri Comuni, per l’inquinamento della Bormida. Nessun risultato.

1954: nasce l’Acquedotto Valle Bormida. Il Cimitero cambia aspetto: si costruiscono i primi 60 loculi. Si apportano numerose innovazioni alla Chiesa Parrocchiale.

1959: inaugurazione del nuovo Asilo Infantile, costruito con le offerte in denaro della popolazione terzese.

1965: la strada Bogliona è consegnata alla Provincia.

1966: è istituito il servizio raccolta rifiuti.

1967: si avviano le pratiche per l’abbattimento della Chiesa di San Sebastiano, ormai fatiscente (verrà abbattuta nel 1973).

1968: si compera il terreno per la nuova piazza all’ingresso del capoluogo. Nel cimitero sono ormai numerosi i colombari, si progetta il 4° lotto.

1969: il Ministero della Pubblica Istruzione concede, su richiesta dell’ins. Giovanni Deluigi, un Centro di lettura.

1971: viene istituita la Biblioteca Municipale.

Dagli anni ‘70 in poi sorgono sul territorio terzese numerosi insediamenti civili, commerciali, industriali. L’acqua potabile raggiunge tutte le frazioni; le strade consorziali diventano comunali.
Alcuni avvenimenti arricchiscono la nostra periferica storia: l’istituzione di un premio musicale, di una sezione dell’Associazione Valle Bormida Pulita, tre mutamenti di Parroci, il riattamento e l’apertura al pubblico della Torre. Le edizioni dell’Orso han pubblicato un accurato studio dei dottori G. Rebora e A. Crosetto, “Il Castello di Terzo”, cui si rimanda. La terzese M. V. Caviglia ha vinto, con la tesi di laurea “Variazioni nel paesaggio agrario di Terzo”, il premio “Davide Laiolo”, Acqui Storia 1989.
La popolazione è aumentata, ma le Scuole Elementari sono state chiuse. Gli alunni, trasportati con un pulmino del Comune, frequentano quelle acquesi.
Terzo ha un futuro. Satellite di Acqui? Forse è il suo destino.
Si è fatto molto, fin qui. Molto resta da fare. Ricordiamo il passato, costruiamo il presente, progettiamo il futuro. Del nostro meglio.

Giovanni Deluigi

TERZO IN ETA’ ROMANA

La storia più antica di Terzo può essere fatta risalire all’epoca romana. Per le epoche preistoriche non si hanno purtroppo a tutt’oggi ritrovamenti certi in quanto non sono state finora compiute indagini sistematiche archeologiche nel territorio di Terzo riferite a quei periodi.

Tuttavia dai ritrovamenti effettuati nelle zone limitrofe al territorio di questo Comune, si può anticipare quasi con certezza che l’uomo doveva già essere insediato intorno all’epoca neolitica sui terrazzi fluviali a fianco del Bormida e dell’Erro, così come ad Acqui Terme in regione Fontanelle (1) in cui si rinvennero vari fondi di capanne a fianco del fiume Bormida ed in regione Lavaretta di Cassine con rinvenimento di utensili (ascia in pietra verde, nucleo in diaspro e utensile in osso) e così pure nella successiva età del bronzo similmente ai ritrovamenti di regione Marchioli di Acqui Terme (2) con frammenti di grossi vasi per la produzione di formaggi e di regione S. Giovanni di Cassine (3).

In età del ferro la nostra regione era abitata da quelle popolazioni chiamate Liguri, popolo autoctono residente l’intera Liguria marittima ma anche la parte occidentale della Pianura Padana (la cosiddetta “Liguria interna”), che era diviso in tribù. la regione della Val Bormida ed Erro era abitata dalla tribù dei Liguri Statielli.

Questi furono sconfitti dai romani che, guidati dal Console Marco Popilio Lenate nella battaglia di Caristo (forse la stessa Acqui) nel 173 A.C. (4), occuparono questi territori. Sono di questo periodo, il periodo romano,  le prime testimonianze di vita dell’uomo ritrovate nel territorio di Terzo. Il suo nome deriva dal fatto di essere a tre miglia di distanza da Aquae Statiellae (Acqui). Infatti il territorio di Terzo fu attraversato dalla strada, in ciotoli e della larghezza di metri 6, in tutti i punti di ritrovamento. Fu costruita  nel 109 A.C.,  chiamata via Aemilia Scauri, in onore del censore Marco Emilio Scauro, che da Vada Sebatia (Vado) raggiungeva Aque Statiellae (Acqui Terme) e proseguiva fino a Dertona (Tortona).
La via Aemilia Scauri fu risistemata, con varianti, da Augusto nel 13 A.C..

Partiva da Piacenza, passava a Tortona ed Acqui e giungeva sino al fiume Varo nella Gallia meridionale assumendo il nome di via Julia Augusta (5).
Era il principale collegamento da Luni (presso Sarzana), attraverso gli Appennini del Piacentino e Tortona per i carri che da Roma, percorrendo l’Etruria, si dirigevano nella Gallia Meridionale. I pesanti carri non potevano infatti percorrere l’accidentata via costiera che si presentava con vari tratti di notevole pendenza.

A seguito di studi effettuati dagli anni ‘70 fino ad oggi è stato possibile ricostruire quasi completamente in maniera certa il percorso della strada romana nel tratto da Tortona ad Acqui ed altri tratti della stessa strada verso la Liguria marittima lungo la val Bormida, tra cui il tratto da Acqui a Terzo e Bistagno, oggetto del nostro attuale studio*.
La strada romana usciva da Aque Statiellae dall’attuale Corso Divisione Acqui sul prolungamento del decumano (via Garibaldi) che da piazza Addolorata (Foro) si dirigeva verso l’attuale regione Madonnalta lasciando sulla destra necropoli (tombe ad incinerazione ed a inumazione a cassa e a cappuccina sia nell’area dell’Istituto Torre che dell’ex cava Casserini Papis, ora piazza San Marco) che solitamente nell’epoca romana erano poste ai lati delle vie consolari all’uscita delle città.

Lasciava poi sulla sinistra (a cento metri circa prima del Santuario) la tomba monumentale detta il “Carnè” (6) di cui è stata trovata l’esatta ubicazione in base a ricerche sia su terreno che in archivio (relazione archivio museo archeologico di Acqui Terme). Si è potuto appurare che l’edificio, a base quadrata, per la parte elevata, fu demolito nel 1832 dall’avvocato Benedetto Porta “per servirsi dei materiali per la sistemazione della propria cascina posta in vicinanze”.

Parte delle fondazioni, ancora esistenti dopo la succitata demolizione, finirono interrate sotto la linea ferroviaria Acqui - Savona e parte nel campo adiacente a sud, di cui è possibile l’accertamento durante l’estate per l’inaridirsi delle culture sovrastanti i resti del monumento funerario.
La strada passava poi praticamente sotto l’attuale porticato del Santuario della Madonnalta (nella strada che affianca il Santuario, durante la costruzione del fosso laterale di confine, ne è stata individuata la sezione e l’andamento est-ovest).

Percorreva poi l’intero campo a destra dell’attuale strada (dove oltre il selciato stradale della larghezza sempre di metri sei, sono state trovate nell’aprile del 1978 due tombe di incinerazione di cui una a cassetta in tegoli e l’altra a pozzetto sempre in laterizi del secondo secolo D.C. con ricchi corredi in vetro (relazione archivio museo archeologico di Acqui Terme) sino all’attuale circonvallazione e scendeva nei terreni, sempre sulla destra della S.S. n. 30, a raggiungere la località S. Martino.
Entrando nel territorio del Comune di Terzo, percorreva l’attuale strada della frazione Stazione, allora sopra elevata sui terreni adiacenti ed ora colmata sul lato a nord dai sedimenti alluvionali delle sovrastanti colline, fino a raggiungere il fiume Bormida con andamento rettilineo.

Poco prima del fiume, sempre sulla destra dell’attuale strada (detta ora del guado), lembi della strada selciata romana con frammenti di tegoloni romani sono stati ritrovati nell’estate 1977 nei terreni dell’attuale proprietà Grillo (relazione archivio museo archeologico di Acqui Terme).
Attraversava il fiume Bormida probabilmente su un ponte ligneo poichè pali affiancati attraversanti l’intero letto sono stati visti nei primi anni ‘90 durante la pulizia del letto del fiume in detta località ed ora purtroppo ricoperti dalla corrente del fiume stesso. Risaliva poi la valle nella località Levato (toponimo che caratterizza in vari punti la via romana Aemilia Scauri nel tratto tra Acqui e Tortona) e lungo la strada delle cascine Chiodo e Pignata (dove ne è stato ricoperto il selciato durante la posa di un basamento per linea elettrica), sino a poco prima dell’inizio della strada del Rocchino dove riattraversava il fiume per proseguire nella pianura di Bistagno.

Nei pressi , in località Cartesio,  si rinvenne nell’aprile del 1972 a sud della S.S. n. 30 al km. 41 una grande villa rustica dell’inizio del II secolo D.C., solo parzialmente scavata (relazione archivio museo archeologico di Acqui Terme) datata dalle monete ritrovate tra cui quelle più leggibili, una di bronzo dell’imperatore Adriano ed un’altra in argento dell’imperatrice Faustina. nei vari ambienti scavati, di cui uno adibito a cucina con focolare centrale, vasi rustici, un trofeo di caccia (corna di cervo segate), vari attrezzi agricoli tra cui tre pesi agrari in pietra e marmo, oggetti in ferro tra cui un campanaccio per bestiame, macine di cui una di forma biconica in pietra lavica di tipo pompeiano in due vani sono state trovate anche vaschette in pietra (trogiuoli) per l’allevamento di bestiame (porcilaie? come nella famosa villa rurale di Sette Finestre in Toscana).

Un’altra strada romana è stata rinvenuta nel Comune di Terzo nella vicina valle Bogliona al km. 4 nella scarpata della strada provinciale nel terreno di proprietà di Savina Giovanni (relazione archivio museo archeologico di Acqui Terme). Da una prima pulizia della sezione della strada, costituita da strati sovrapposti di pietre a coltello, ed anch’essa della larghezza di metri sei come la via Aemilia Scauri, sul selciato della stessa si è rinvenuta una moneta in bronzo dell’imperatore Domiziano.

Dovrebbe trattarsi dell’importante strada che da Acqui, staccandosi dal percorso della via Aemilia Scauri a Terzo, conduceva ad Alba Pompeia (Alba), altra importante città del basso Piemonte romano e proseguiva poi per Pollentia (Pollenzo). La strada romana della Bogliona doveva scendere nella valle del Belbo verso Calamandrana (dove sono state rinvenute in anni recenti varie tombe romane), per poi dirigersi verso Canelli (altre tombe), senza attraversare il Belbo, e risalire sino a S. Stefano Belbo.

Il percorso della strada romana da Santo Stefano Belbo ad Alba è stato studiato da Luciano Maccario e pubblicato nel bollettino di studi storici di Cuneo (7). Altre tracce della stessa strada erano state rinvenute nella ristrutturazione degli anni sessanta nella strada provinciale della Bogliona, ma attualmente non sono più rintracciabili.

Durante la ristrutturazione ed ampliamento della strada provinciale della Bogliona, avvenuta negli anni sessanta, antecedenti la nostra ricerca, i lavori suindicati fecero ritrovare e purtroppo distruggere le testimonianze di un’importante villa del I secolo D.C. Doveva appartenere ad un personaggio di ceto nobiliare in quanto nella villa si trovarono resti di pavimenti a mosaico con tessere bianche e nere ed affreschi alle pareti. Purtroppo oltre alla notizia ed alcuni piccoli frammenti di mosaico, da me recuperati ed ora situati nel museo civico archeologico di Acqui Terme, nulla è rimasto.

Forse future indagini ai lati della strada provinciale nel luogo di ritrovamento potrebbero portare nuove conoscenze su questa villa nobiliare.
Sulla collina prospiciente la villa in regione Cottella,  a seguito di uno smottamento di terreno, si rinvenne nell’ottobre 1974 un pozzo di sicura origine romana. (relazione archivio museo archeologico di Acqui Terme).

Il proprietario del terreno sig. Pelizzari Giacomo incuriosito, aveva già provveduto allo scavo sino a cinque metri di profondità asportando numerosi frammenti di tegoli e di vasellame dell’epoca romana ed un peso di terracotta spezzato. Il pozzo era scavato nel tufo senza rivestimento interno a forma circolare con un diametro di m. 1,85 e una profondità massima dal piano di campagna di metri 6 circa. Si procedette allo scavo dell’ultimo metro dai materiali di riempimento dove si rinvennero i resti di un frammento ligneo (verricello?) parte di un secchio ligneo con cerchi esterni e manico in ferro; parti di catena sempre in ferro, una mezza macina in pietra lavica di epoca romana. Il pozzo può essere considerato come fonte di approvvigionamento per la villa nobiliare sopra indicata. In zona limitrofa alla villa, sempre in occasione dei lavori predetti, fu rinvenuta dagli operai del cantiere una lapide romana che si trova ora in proprietà privata che descriverò successivamente.

Il territorio di Terzo ed in particolare nella zona pianeggiante a fianco della strada consolare Aemilia Scauri doveva essere abitato ed anche coltivato. Durante un’osservazione di un’aratura profonda agricola in regione Lavinello, si rinvennero alla superficie vari frammenti di tegoloni romani, e di vasi in terracotta ed una base in pietra arenaria, di forma quasi quadrata, incavata (torchietto) con relativa scanalatura per la colatura del vino, sicuri indizi di un’altra villa rustica a Terzo.

Sono state pure ritrovate a terzo due iscrizioni dell’epoca romana: l’una è un frammento di marmo (8) con tracce di coronamento, di centimetri 17 x 73 con lettere abbastanza accurate che hanno l’altezza massima di centimetri 5,5. Si trova reimpiegato murato in alto sul lato occidentale della torre medievale sopra la porta d’accesso alla stessa torre. Il testo è il seguente: IMP CAES DIVI....

Dovrebbe trattarsi di un frammento di dedica ad un imperatore divinizzato e risalire per i confronti con lapidi analoghe del territorio acquese al I secolo D.C. forse recuperato ad Acqui.
L’altra è una lapide rettangolare in arenaria intera, come già detto ritrovata nell’ampliamento della strada della Bogliona, finita in proprietà privata. La parte visibile delle dimensioni di centimetri 30 di altezza per 46 di larghezza e dello spessore di cm. 17,50 reca la seguente scritta:
- ITER
- PRIVATUM
- L.M.P.
con lettere abbastanza accurate.

La scritta in esteso è la seguente: ITER PRIVATUM LIBENS MERITO POSUIT (9) vuole probabilmente essere l’indicazione della posa per un tratto privato di strada.
Sono queste a tutt’oggi le notizie conosciute sul periodo preistorico e romano di Terzo; tuttavia ricerche archeologiche sistematiche ed accurate potrebbero accrescere notevolmente queste conoscenze.

* La maggior parte del presente articolo è costituito da ricerche (relazioni presso l’archivio comunale di Acqui Terme), frutto dell’attività del sottoscritto Moro Dr. Luigi, già conservatore del museo dal 1967 al 1997 e del gruppo di ricerche del museo stesso a cui va un sentito e caro ringraziamento nelle persone dei signori Rapetti Piero, Arditi Sergio, Pianta Michele, Cagnasso Guido, Salvatore Giovanni, Pistone Piero, Rapetti Massimo, Ferrara Nunzio, Demartini Massimiliano e vari altri che se pure in minor parte hanno contribuito a far crescere nel corso degli anni il museo e le conoscenze archeologiche della città di Acqui e del suo territorio circostante.

NOTE BIBLIOGRAFICHE

1) P. Barocelli “Dalla capanna neolitica ai monumenti di Augusto” Boll. Soc. Sub. CXXXIX, Torino 1933.

2) M. Venturino Gambari, Acqui Terme, Località Marchioli. Stazione preistorica in Quad. Arch. Piem. 1, notiziario, pag. 143.

3) M. Venturino Gambari, S. Arditi, Cassine, località San Giorgio e località San Giovanni. Materiali di superficie da siti dell’età del Bronzo e del Ferro in Quad. Arch. Piem., 3, notiziario, pag. 249.

4) T. LIVIO XLII, 7, 8-10, 21-22.

5) G. Corradi “Le strade romane dell’Italia occidentale”, Deputazione Subalpina di storia patria, Torino, 1968.

6) G. Biorci, “Antichità e prerogative di Acqui Staziella”, vol. 1, pag. 40-41, Tortona, 1918.

7) L. Maccario, “Sul ritrovamento di alcuni selciati stradali in Alba e nell’Albese”, in Boll. S S S di Cuneo, n° 82, ! semestre, 1980, pp. 89,96.

8) G. Menella - M. Pavese, “Ricognizione epigrafica nel Monferrato”, pp. 252, 253, in Epigraphica vol. XLIX, Faenza, 1987.

9) R. Cagnat, “Cours d’Epigraphie Latine”, appendice, pag. 442, Roma, 1964.